Abbandono ripetere

A forza di ringraziarci per il tempo passato insieme e di stringerci, allungando quel tempo per cui ci diciamo grazie, abbiamo fatto chiudere anche il pakistano. Adesso lo osservo mentre se ne sta appoggiato al muro, lo stesso in cui si scava il suo piccolo negozio, con la sigaretta tra le mani e lo sguardo perso nel vuoto di chi ? abituato ad aspettare; aspettare che il pavimento si asciughi, in questo caso. Non dovrebbe volerci molto, penso, con il caldo che c’?. Non ci sono pi? le mezze stagioni. Ma sar? nato prima l’uovo o la gallina?

 

Vorrei afferrare la mia mente, che ora galleggia come un palloncino lontano, ed agganciarla al pianeta terra.

Pronto?

Ci sei?

Sei solo, di nuovo.

 

Cerco conforto nella mia spalla scavata che ospita il tuo mento spigoloso, mi stringo pi? forte sulla tua schiena. Ci diamo baci nello stesso esatto modo in cui il pakistano ha passato lo straccio sul pavimento: per pulire, per prepararci. Per cercare di lasciarci un cuore accogliente per le persone che arriveranno dopo di te, dopo di me. Ci siamo lavati e disinfettati con la saliva, abbiamo lasciato un terreno scivoloso su cui le parole rischiano di inciampare e fare brutte figure. Forse le tue lo stanno facendo mentre mi dici che nel vortice che ? la tua vita non c’? neanche un minuscolo posticino per me, ma a me non interessa: io tendo loro le mani e cerco di farle rimanere in piedi, in equilibrio. Dovrei semplicemente contare fino a tre e poi?

 

Un gelato al pistacchio di soia per me, ho detto prima in gelateria, maledicendo la mia nuova allergia al latte, per evitare di stare male questa notte. Potessi tornare indietro nel tempo, lo direi anche a te.

Una relazione al pistacchio di soia, per favore.

Un abbandono al pistacchio di soia, per favore, cos? eviter? di stare male questa notte.

 

Chiss? se il pakistano sa cos’? la soia: mi hai spiegato che l’analfabetismo pu? essere un grande problema per loro che lasciano l’insegna accesa fino a notte fonda, ma poi non riescono a capire se quello di cui hai bisogno ? una zucchina o una melanzana.

Siamo poi cos? diversi?

Con la felicit? scritta davanti agli occhi ma nessun alfabeto con cui decifrarla, una dislessia congenita che ci sposta le attenzioni sempre e solo sulla strada da fare e gli obiettivi ancora da raggiungere.

Se ti dicessi: vorrei che il tuo dispiacere non fosse dispiacere per me, ma prima di tutto per te, che questo mi farebbe meno male, lo capiresti?

Ripeto: Siamo poi cos? diversi?

 

Il pakistano adesso spegne la sigaretta, ? pronto a chiudere, e siamo pronti anche noi.

Con le sue mani rovinate afferra la serranda arrugginita.

Con le tue mani mi dai una carezza.

La spinge lentamente verso il basso.

Ti tengo la mano ferma sulla guancia, poi la allontano.

Le fa toccare terra, la chiude con un lucchetto o una catena, non riesco a capire.

Mi dici ciao, ti dico buonanotte.

 

1, 2, 3.

Abbassare la serranda ogni notte. Ripetere.

 

1, 2, 3.

Abbandono. Ripetere.

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