Anima Wok

Le nostre labbra parlavano del niente, i nostri occhi capivano tutto quello che c?era da capire.

Mentre con la voce ti chiedevo di quella tua serie tv preferita, con il cuore ti chiedevo scusa per tutto quello che non ero in grado di essere, per quel che passo in pi? che non riuscivo a fare, per i centimetri che ci separavano, e soprattutto per il passato che mi portavo su tutto il corpo come un?armatura troppo pesante.

Ci sudavo dentro, con le narici irritate per quell?odore sgradevole che trasudava dai miei traumi.

A un certo punto hai smesso di rispondere e sei andato a cercare un libro sulla mensola. Poi sei tornato, un po? pi? vicino di quanto lo fossi prima, e me lo hai aperto davanti.

?Un regalo di natale di mio fratello? hai detto orgoglioso.

Ricette cinesi, un altro stupido argomento per colmare i miei vuoti di personalit?, ho pensato. Ma le tue mani erano troppo esperte su quelle pagine, gi? sapevano cosa cercare.

?Conosci il Wok?? mi hai chiesto allora, spalancandomi le pagine davanti, come ad invitarmi a divorare quel concetto che di l? a poco mi avresti spiegato.

Ho ammesso che no, non sapevo cosa fosse e che la cucina cinese non era mai stato il mio forte. Prima mi hai preso in giro e mi hai detto che potevo anche andarmene, che tanto la strada per la porta la conoscevo, e poi con pazienza hai iniziato a spiegarmi.

?Potrebbe sembrare solo un pentolone di ferro, ma in Cina ? molto di pi?. Ha un?anima. Spesso ? fatto di ghisa, un materiale che reagisce al calore come fa la nostra pelle, rivelando piccoli fori che solitamente tiene chiusi. ? un po? come se tutto quello che venisse cucinato l? dentro, filtrasse come piccole gocce all?interno della ghisa. Il wok custodisce il sapore di tutte le cose che ha cucinato, e con quello stesso sapore modifica il gusto dei cibi che si cucineranno in futuro. Ecco perch? ha un?anima: nessun wok pu? avere lo stesso esatto sapore di un altro, perch? ognuno ha la sua storia, ha cucinato i suoi piatti?.

Ho la bocca un po? aperta, come mi capita sempre quando la mia mente ? trascinata in profondit?, lontano. Prendi una pausa e ti giri verso di me per guardarmi, e allora serro le labbra per sembrare meno fesso. Ma sono ancora in profondit?, a pensare che allora mi hai sentito davvero, e che questo ? il tuo modo per dirmi che vado bene cos?. Con i sapori che ho sottopelle, che sono i miei traumi e le mie paure, che sono quei centimetri mancati e quei passi in pi? mai fatti.

?L?unico modo per mantenere quel sapore speciale ? lavare il wok abbastanza superficialmente, di fretta. Per alcuni potr? sembrare lurido, ma per me non lo ??.

E neanche a me lo sembra, lurido, anche se fino a pochi minuti fa ero alla disperata ricerca di un modo per sgrassarmi l?anima, di sfregarla fino a farla ripartire da zero. Adesso ho capito che ho bisogno di altro: di una mano gentile che sia in grado di spolverare appena, senza grattare. Di un tocco caldo che possa aprire i fori, per prendersi cura di quelli gi? pieni e riempire quelli ancora vuoti.

Di continuare a tenere accesa la fiamma sotto la ghisa, anche fosse solo a fuoco lento, e cucinare, cucinare, cucinare.

E portare in tavola quello che c??.

 

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