Aspettiamo

Oggi abbiamo portato i bambini in campagna, io e te, in quel chilometro di terra abbandonata, accarezzato solo dalla pioggia e dalle zampe scalze degli animali. Lo abbiamo fatto perch? io assecondo la tua pazzia e tu la mia, e ancora ci emozioniamo a vedere i sogni gonfiarsi negli occhietti dolci e puliti di quei marmocchi.
Hanno sentito quella storia di tuo fratello, ?E cos? le ho detto di provare a piantare quella banconota per terra e aspettare che i soldi crescessero sull?albero, perch? da me non avrebbe pi? visto un centesimo?, e hanno deciso che volevano provare anche loro a far crescere qualcosa.
Michele scava a mani nude, con foga, e forse le dita stanno iniziando a fargli male, ma ? come me e so che non si fermer? fino a quando non avr? spostato abbastanza terra da piantare la sua palla da calcio, che fa sempre rimbalzare contro i muri di casa. Sofia procede pi? cauta invece, con la paletta, e sposta il terriccio con precisione, attenta a non sporcare il suo libro preferito che custodisce gelosamente nella stoffa morbida del vestitino verde. Sperano di veder crescere cos? tante palle da calcio e libri da poterci coprire l?orizzonte.
Io e te, invece, stiamo fermi e li guardiamo dalle sedie pieghevoli che hai avuto la premura di portare. Sto con la camicia sbottonata, per lasciare che il sole mi bruci la pelle, e lascio che il caldo torrido mi incolli la fantasia ai pensieri.
?E tu cosa ci pianteresti?? mi chiedi senza neanche guardarmi, con le palpebre serrate contro i raggi sottili di sole.
?Ma che domande mi fai? Non ne ho idea. Tu??
In realt? ci stavo gi? pensando e il modo in cui mi hai letto i pensieri, senza neanche saperlo, mi fa volerti bene ancora di pi?.
?Delle palline di natale, senza dubbio. Immaginati un albero che anzich? pesche, ha palline di natale: se ci pensi ? geniale, non ci sarebbe bisogno di addobbarlo ogni anno a dicembre. Potremmo piantarlo in salotto e sarebbe gi? l?, bello pronto. Niente fatica per me, niente fatica per te. Pensa quanto tempo risparmiato?.
So che non ? il pensiero pi? profondo che hai avuto, anche se ogni anno ti lamenti del natale, e che quello lo stai nascondendo per una delle notti insonni che passeremo sotto le coperte, al buio.
?Ho paura a chiederti quali sarebbero i tuoi desideri con la lampada di Aladino, se questi sono i presupposti? ti dico, e intanto penso che te, proprio te, ci pianterei.
Ti prenderei in braccio, per tenerti un po? vicina al mio petto nudo, per ricordarmi della tua pelle e del tuo odore mentre non potrai starmi accanto. Ti poserei nella culla che ho scavato per te e inizierei a ricoprirti di terra, quella morbida e calda baciata dal sole: non per soffocarti, ma per darti uno spazio sicuro in cui mettere radici, trovare energia e riposo.
?Intanto dimmi cosa pianteresti tu, scemo?.
?Ma non lo so? ti rispondo scocciato, tanto so che sai che non lo sono per davvero.
Mi piacerebbe che tutto seguisse l?onesta logica delle piante, e che fosse sufficiente dedicare attenzione alle cose e dar loro da bere per non farle morire, ma la vita mi ha insegnato che quasi mai ? cos?. Se sapessi di non essere l?unico in grado di guardare a te nel modo in cui faccio io, mi pianterei poi al tuo fianco: potremmo prenderci tutta la calma del mondo, come gli alberi, e tutti gli anni di cui avremo voglia per invecchiare. Per crescersi accanto, sempre vicini, ma non cos? tanto da soffocarci le radici a vicenda, ognuno con i suoi frutti maturi e succosi da regalare al mondo. Saremmo come quei famosi lampioni sulla panchina di Torino, appoggiati l?un l?altro contro il tempo che cerca di sfibrarli, i sentimenti.
?E ora cosa facciamo, pap??? mi urla Michele.
Sorrido: la palla e il libro non si vedono pi? adesso che sono diventati segreti di questo terreno geloso.
?Aspettiamo? rispondo e faccio loro cenno di raggiungerci. Poi ti guardo.
?Aspettiamo vicini, tutto il tempo che serve?.

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