Cinque minuti

C?? una cosa che odio: i cinque minuti. Una cosa da niente, pensa la gente, eppure basta allinearne dodici in fila per avere un?ora intera. Un?ora intera sprecata, farcita di quelle cose inutili, a volte piacevoli, che si fanno in quel ridicolo lasso di tempo. A pensarci, dodici ? forse una sottostima delle volte che le persone intorno a me fanno questo pensiero fastidioso ogni giorno.

Ci sono altre tre cose che odio, in mezzo a un milione di altre ? forse s?, passo un po? troppo tempo ad odiare, soprattutto se penso che ? quasi Natale.

La prima ? la sveglia di mattina presto, quel suono irritante che mi martella nella testa alle sette in punto per ricordarmi che ho un nuovo lavoro, e che alle otto e venti si deve marcare il cartellino.

La seconda sono i chilometri di tangenziale e autostrada che qualcuno di infame ha deciso di porre tra casa e la mia nuova sede di lavoro. Trentasette chilometri di asfalto da percorrere ben due volte al giorno. Che gioia.

La terza ? il serbatoio piccolo della mia auto. Il benzinaio, forse non lo sa, ma ? candidato a diventare il mio nuovo migliore amico, considerato il numero di volte che la mia auto ? parcheggiata sotto il suo tettuccio.

La cosa buffa ? che circa ogni tre giorni, queste quattro cose si incontrano, si allineano come pianeti nelle galassie, scatenando un buffo evento atmosferico non troppo raro: il mio giramento di coglioni. E funziona cos?: la mattina mi sveglio alle sette in punto (prima cosa che odio), mi preparo in velocit? e mi ficco con davvero poco entusiasmo in auto, pronto ad affrontare i trentasette chilometri di viaggio (seconda cosa che odio) per arrivare a lavoro. In quel momento realizzo che il serbatoio ? vuoto, dato che ? minuscolo (terza cosa che odio), come l?intelligenza della maggior parte del genere umano e quindi devo fermarmi dal benzinaio per fare il pieno, sprecando cos? cinque preziosi minuti (ultima cosa che odio).

Ecco, quando tutte queste cose si prendono la mano per tramare contro di me, io gi? so che sar? una giornata orribile. Diciamo pure di merda. Ed oggi sar? una di quelle.

Con questa consapevolezza guardo la spremuta di arancia che mio padre mi ha lasciato sul tavolo per fare colazione, la tovaglietta ben sistemata al mio posto, e poi tiro dritto verso l?uscita, inciampando in un paio di scarponcini lasciati all?ingresso. Una scarpiera in questa casa, sia mai. Mentre mi fiondo gi? dalle scale, il vento gelido di dicembre mi scivola nel petto infilandosi sotto la sciarpa. Quasi mi fanno male anche gli occhi a guardare tutto il bianco che la neve ha lasciato sul mio giardino. Apro la portiera, entro in auto, e mentre cerco di sistemare lo specchietto, che maledizione vorrei sapere perch? non ? mai dove dovrebbe essere, lancio uno sguardo ai balconi addobbati per natale. Per favore Santa Claus, quest?anno porta un po? di buongusto in giro.

Quando faccio girare la chiave nel cruscotto, l?auto si accende? e per un attimo rimango interdetto. Il serbatoio ? pieno, fino a scoppiare. Quasi come se qualcuno avesse fatto il?

Torno a girare la chiave, in senso inverso. La macchina smette di borbottare e in silenzio torna a dormire. Ripercorro tutta la strada che ho fatto di corsa per arrivare fino a qui, questa volta con una calma diversa. Ripenso allo specchietto regolato ad un?altezza diversa dalla mia, agli scarponcini su cui sono inciampato. Apro la porta di casa, e lo trovo seduto in cucina, con gli occhiali un po? troppo abbassati sul naso, che combina uno dei suoi soliti guai con il cellulare.

?Non te ne eri gi? andato?? mi chiede mio pap?.

?S?, dovevo fare il pieno?? rispondo.

Non dice niente perch? ? come me, un uomo di poche parole. Mi siedo al mio posto, dove ancora la tovaglietta e la spremuta mi stavano aspettando. Afferro il pacco di biscotti e ci faccio affondare la mano. Grazie per il regalo, pap?.

Per questi cinque minuti di improvvisata felicit

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