Essere signorina

Quando arrivava le sentivo le ciabatte.
Sapevo che non era il posto giusto per nascondermi, ma in camera mia ci tornavo sempre e fingevo
di dormire, perch? proprio non avevo voglia di pulire. Da quando ero diventata signorina tutto
quello che sapeva fare la nonna era mettermi un panno in una mano e nell?altra lo sgrassatore
universale.
Cos? facevo finta di andare a dormire, inscenavo la pennichella pomeridiana, imitando quella vera
di mio nonno, di mio padre, di mio fratello. Ma c?era una piccola differenza: io ero una signorina.
Loro uomini. Che fortuna.
?Non ci casco anche oggi. Vedi di tirarti su e vieni a lavare i piatti. E che cosa, proprio!?
Questa frase, E che cosa proprio, l?intercalare di mia nonna per indicare disprezzo, mi fa ancora
ridere.
??NNino ti sei dimenticato di comprare i tovaglioli! E che cosa, proprio?
?Arianna non hai ancora pulito il bagno? E che cosa, proprio??.
Ma la parte pi? bella ? quando parlava con zia Lina, la sorella, dei fatti di paese: ?Ma lo sai che la
figlia di ?Ntonuccia ? rimasta incinta e non ? nemmeno sposata? E che cosa, proprio!?
Mia nonna ? una donna che si ? costruita da sola. Scherza solo quando abbiamo finito di cucinare e
di fare i servizi in casa. Se le faccio una battuta mentre sta pulendo le melanzane, mi ricorda che in
quel giorno della settimana, in quel momento della giornata, solitamente, qualcuno dovrebbe pulire
il soggiorno e lucidare l?argento. Come mai io sono li a fare la simpatica?
Bella domanda.
Le voglio bene, nonostante abbia avuto un momento della vita in cui le rispondevo male. Subito
dopo mi sentivo in colpa e pensavo che alla fine non la volevo diversa da quella che era. Da quella
che ?. Le voglio bene soprattutto quando, dopo cena, nelle sere d?estate, ci mettiamo in veranda in
campagna e mentre lei lavora l?uncinetto, io leggo un libro. Lo amo quel silenzio che sa di
compagnia. E in quel silenzio ci riscopriamo vicine, le uniche due della famiglia ad andare a letto
dopo la mezzanotte.

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