Facciamo la lotta

Tengo le spalle forti e cerco di allontanare le scapole, nel tentativo di aprire la schiena e offrire al mio nuovo compagno di giochi uno spazio solido e ampio su cui atterrare. Alberto si allontana sbattendo sgraziatamente i suoi piedini nudi nell?erba e quando ritiene che la distanza sia sufficiente per un attacco ben assestato, prende la rincorsa e si lancia su di me. Appena mi plana di sopra, gli stringo le mani che lascia penzolare attorno al mio collo, per accertarmi che non possa cadere; cos?, anche se stiamo combattendo, mi prendo cura di lui. Mi appoggio di lato per stenderci entrambi a terra e inizio a solleticare la sua pancia piccola come la mia mano. Continuiamo cos?, tra salti, capriole e spade power, fino a che la seggiovia non riapre, ricordandoci che ? ora di riprendere la nostra gita in mezzo al bosco.
?Mamma, posso salire con lui sulla seggiovia?? chiede Alberto a sua madre.
?Perch??? domanda lei cercando di temporeggiare mentre gli infila le scarpe.
?Perch? abbiamo fatto la lotta, adesso siamo amici.?
Lei mi guarda e sorride, un po? per la tenera complicit? che adesso condivido con il suo piccolino, e un po? per l?innocenza della sua considerazione.

Anche se abbiamo cercato di ignorarci fino ad adesso, mi giro verso di te per scorgere la tua espressione: occhi distratti potrebbero vederla distesa, ma io riesco a indovinare le labbra appena contratte dal disappunto di essere obbligati nello stesso spazio, offesi, in presenza di altre persone, costretti a fingere che vada tutto bene.
Sono sicuro che, fossimo soli, correggeresti immediatamente Alberto, perch? sei sempre stata pi? fedele alla verit? rispetto a me, poco incline a cercare significati nascosti tra le parole. Cercheresti di insegnargli che la lotta la fanno solo i nemici e le persone che si vogliono male, ma io non credo sia cos?.

Per aiutarti a vedere le sottili differenze tra le parole, ti direi di pensare agli eserciti. Si dispongono in fila, ben ordinati, e impugnano con una certa sicurezza le loro armi: si lanciano addosso granate e si bucano i corpi con proiettili, con i piedi ben ancorati alle loro posizioni. Non si guardano mai negli occhi, che spostano solamente per cercare il grilletto e caricare le munizioni. Ti direi che questa ? la guerra e che due persone che si vogliono bene non potrebbero mai farlo.

Noi, in effetti, non abbiamo fatto niente del genere, concordi?

Arriviamo quasi sempre a urlarci addosso, e non dico che non faccia male. Se ci pensi ? come buttarsi al tappeto a mani nude, azzuffarsi e studiarsi per scovare gli angoli molli e vulnerabili della nostra pelle. Per riuscire a colpirci ci sbilanciamo e mettiamo a repentaglio un equilibrio che poi non siamo cos? bravi a ritrovare. Ci diciamo cose orribili, ma spiegami come due sconosciuti potrebbero mai dirsele; pulite delle loro crudelt?, rivelano che potremmo riconoscerci anche a occhi chiusi. Lotta ? combattere a mani nude, a contatto con i dolori dell’altro: ecco perch? ? cosa di chi si vuole bene, se ben ci pensi.

Mentre loro continuano a rivestirsi, incroci il mio sguardo. Allora mi volto e rimango fermo dove sono: cerco di allargare ancor di pi? la schiena, di irrobustirla con i muscoli in tensione, come se fossero pronti a liberare due grandi ali. ? un invito, chiss? se lo capisci. Facciamo la lotta, come ha fatto prima Alberto con me; come sanno fare due buoni amici, te lo prometto. Dimostriamoci che non saremmo mai in grado di puntarci contro pistole, solo le nostre mani incapaci di sferrare colpi mortali.

Alberto mi obbliga a tirarmi su prima che tu possa fare qualsiasi cosa. Poi sale sulla seggiovia tra le braccia della sua mamma: siamo riusciti a convincerlo che lei ha una gran paura e ha bisogno che lui le faccia coraggio, come un vero guerriero power. Ogni tanto si gira verso di me e agita la sua manina per salutarmi, per dimostrarmi che le stesse dita con cui poco prima ha provato a uccidermi, adesso non vedono l?ora di stringersi intorno alle mie per farmi strada in mezzo al bosco e proteggermi dai leoni cattivi. Allora capisco che c?? ancora tanto che posso imparare da lui: mi giro verso di te e lo imito.

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