Gate numero 25

Stava tornando.

Nel terminal le voci si coprivano l?una con l?altra.Entusiasmo e noia e rabbia si alternavano davanti al gate numero 25 ma nelle sue orecchie il tutto era solo un ronzio lontano, un sibilo insistente ma secondario che non riusciva a distrarla dai suoi pensieri tutti presi dal fatto che s?, effettivamente, stava tornando.

Il fatto ? che non l?aveva realmente deciso: ? stata una semplice reazione, forse l?istinto o soltanto la sopravvivenza. ? successo che quel giorno si era svegliata e aveva capito che doveva tornare, non poteva pi? restare l? a sperare che le cose si fossero sistemate da sole. Il problema per?, mentre stava al gate numero 25, ? che quasi certamente le cose non si sarebbero mai sistemate davvero, ripresentarsi da dove era partita forse non era la soluzione migliore ma dopotutto lei che altro avrebbe potuto fare? Non riusciva ad immaginare altre soluzioni ed era proprio per questo che stava tornando.

? la stessa sensazione che si prova quando tutte le persone che si incontrano paiono nate e cresciute per fare ci? che stanno facendo in quel determinato momento, adatti per quella situazione che forse non ? davvero ci? per cui sono nati ma dove ci si muovono bene, come se il destino l?avesse deciso per loro e loro, d?accordo con lui, l?avessero seguito. Per lei, invece, l?unica certezza ? che tutto funzionava diversamente. Si sentiva perennemente capitata per caso, una conseguenza di qualche s? e qualche no che spesso, oltretutto, hanno espresso altri per lei. Molto probabilmente alcuni li chiamerebbero fallimenti ma lei, mentre stava al gate numero 25, preferiva chiamarli ?doveva andare cos??. Aveva riempito due valige alla bell?e meglio, aveva cercato di non dimenticare nulla ma soprattutto aveva tentato di capire quale fosse il profumo dominante, se quello del luogo che stava lasciando o quello in cui stava tornando. Perch? spesso ? pi? facile far scegliere al caso. Si vivono mesi lontano da tutto senza capire bene cosa stia accadendo al proprio corpo. ? come se il proprio cuore diventasse di pietra e lei lo sentiva sotto la sua pelle che stava perdendo qualsiasi curiosit? e interesse, tutto ci? che sostanzialmente non voleva perch? desiderava ancora sentirlo battere, quel cuore, sentire carne e cuore e cuore e carne rincorrersi nelle sue vene, sempre pi? veloci, sempre pi? forti ed era anche per questo che stava tornando.

? che ripeterselo sembrava un ottimo metodo per convincersi o anche solo capire che era la scelta corretta ma al gate numero 25, sommersa dagli entusiasmi di chi parte e dalla tristezza di chi torna, non sapeva da quale parte stare perch? quando casa diventa sia l?andata che il ritorno tutto si complica, tutto si incrina, tutto diventa cos? sottile e delicato che l?unica cosa che vorrebbe fare ? sdraiarsi sul proprio letto, non sa pi? di quale casa, e scrivere tutto quello che le passa per la mente in quel momento perch? ? certa che una volta a casa, quella del ritorno, si sarebbe dimenticata tutte quelle emozioni che le stavano scuotendo il corpo mentre stava tornando.

Arrivano le hostess, la fila comincia a muoversi. Lei ? l?, al gate numero 25: o scappa ora o non scappa pi?. Sono millesimi di secondi in cui la sua testa dovrebbe decidere tutto e invece ? paralizzata dal fatto che, ormai ? evidente, stava tornando.
Stava tornando davvero.

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