Il giorno dopo

? un sapore acido sulla lingua a svegliarmi, pungente. Assecondo il mio corpo che lentamente prende coscienza di s? ed allungo il braccio verso il comodino. Secondo il mio cellulare oggi ? il quattordici aprile, ma io non gli credo: so perfettamente che oggi ? il giorno dopo.

Me ne sono reso conto nell?esatto momento in cui il sapore di sconfitta si ? infilato tra le mie labbra e mi ha obbligato ad aprire gli occhi, per riappropriarmi di una vista malata, almeno oggi, priva di colori saturi e messe a fuoco nitide.

Il giorno dopo pu? seguire tante cose ? una delusione, la fine di un amore, una perdita ? ma si presenta sempre allo stesso modo, si fa riconoscere.

Poggio i piedi nudi sul pavimento e la seconda percezione che mi vibra nelle ossa, dopo quel sapore, ? il freddo. Mentre mi corre sulla colonna vertebrale, quasi temo che possa immobilizzarla per sempre, ma di giorni dopo ne ho vissuti abbastanza da sapere che non ? cos?.

Butto un?occhiata fuori e la violenza del cielo bianco mi stordisce. L?acqua tracimata dalla mia pelle sudata e senza sogni bagna i tetti e la ghiaia del giardino: ha piovuto tutta la notte. Ho bisogno di qualcosa su cui concentrarmi e allora inizio con il puntare lo sguardo sulle gocce che ancora scivolano dalle ringhiere, poi premo la pianta del piede sulle piastrelle e infine avvicino la lingua al palato.

Mi abbandono completamente alla fisicit? di queste sensazioni ? il sapore, il freddo, il bagnato ? perch? sono le uniche che animano il mio corpo in questo momento. Di emozioni nemmeno l?ombra, forse sono piovute fuori da me insieme alla pioggia e dovrei arpionarle una ad una tra le tegole e i sassi per riappropriarmene. Anche se ho una paura fottuta dell?apatia, le abbandono l? tra la polvere, perch? ho imparato che il giorno dopo ? fatto di assenze, e le mie emozioni sempre troppo esagerate non potrebbero mai essere costrette in linee piatte.

Cerco almeno di afferrare i miei pensieri. Il giorno prima non era stato poi cos? male: un sole tiepido, le suole consumate a chilometri da casa e sul pedale dell?acceleratore, le mani sempre impegnata a scoprire superfici nuove, la mos? eccola, la nota stonata. Scuoto la testa per liberarmene: vorrei solamente tornare al presente, che ci viene offerto senza vincoli e ricco di possibilit?. Invece rimango incastrato nel giorno dopo, che esiste solamente in funzione di ci? che ? gi? successo. Ci viene offerto in catene.

Vorrei fosse nevicato, questa notte, anzich? piovere: il panorama fuori dalla finestra somiglierebbe a quella fotografia che ti porti dietro e che parla di aspettative.

Di riuscire ad amare e farsi amare.

Di non riuscire ad amare e farsi amare.

Di amare e non riuscire a farsi amare. S?, forse ? questa quella buona.

Mi ci sarei sdraiato in mezzo a tutta quella neve, paziente, per silenziare tutte le aspettative e prenderci cos? come siamo.

Avverto un leggero prurito al petto, eppure non ho lanciato nessun arpione. Non ho pi? voglia di sentire. Scollo la pianta del piede da terra, rilasso la lingua e mi infilo nuovamente sotto le coperte. Sento le catene alle caviglie e lo spazio intorno a me impedire qualsivoglia azione.

Allora chiudo gli occhi e aspetto solo una cosa.

Che finisca.

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