Il rischio percepito

Apro gli occhi con una certa fatica e la prospettiva che mi restituisce il mondo ? strana, ?? obliqua. Provo a ruotare il collo per mettere meglio a fuoco, ma non c?? nessun collo da ruotare attaccato alla mia testa, e s?, in lontananza vedo le mie gambe. A occhio e croce sono morto, anche male a giudicare dal mio corpo sbrandellato qua e l?, e ora ricordo? ? tutta colpa vostra!

?Ma s?, buttati!? mi avete detto, come se fosse la pubblicit? della Motta, ?buttati che ? morbido!?.

Com?? che si dice? Amici amici e poi ti mandano a morire ammazzato.

Comunque, vorrei riflettere su una cosa, dato che pare il pensiero sia l?unica cosa che continua a tenermi in vita, e cio? la percezione del rischio. Sapete come me lo figuro? Come l?armadio per Narnia. Ci siamo tutti di fronte, io leggermente pi? vicino alle ante aperte rispetto a voi. Si affacciano sul buio. Gi? vi sento, mentre dite:

?Attraversalo, dai! Sicuramente dall?altra parte ti aspettano giardini incantati e pieni di rose, gattini con il pelo e le zampette morbidissime e perch? no? un forziere pieno di tesori preziosi! O meglio, qualcuno che ti mantiene! Oh, mi raccomando, se ti fai ricco torna indietro e ricordati di noi?.

Me lo direste con i vostri sorrisi bianchi smaglianti costruiti con maestria dal dentista e le vostre mani pesanti a darmi pacche sulle spalle, che a forza di riceverle mi fareste venire un bel livido viola.

Io inizio a sentirmi un po? a disagio in quella situazione perch? penso:

Possibile io sia l?unico a pensare che dall?altra parte possano esserci ragni pelosi zombie che vogliono conquistare il pianeta terra? O il castello di una strega malefica che infila i giovani aitanti come me nel forno? O un enorme autobus pieno di quattordicenni in preda all?ormone e all?ascella pezzata?

Questo non me lo dite, cordardi, nessuno di voi; continuate a indirizzarmi con i vostri indici grassi e storti verso l?ignoto.

Ma ho capito perch?: perch? il rischio ? mio, non vostro. Forse volete vedermi fallire, magari mi volete solo un gran bene, ma son sicuro che se al mio posto ci foste voi, col cazzo che andreste incontro a quell?armadio con solo prospettive rosee nella testa. Le mani vi inizierebbero a sudare cos? tanto che, se foste furbi, potreste raccogliere quel sudore e distillarne un pregiato profumo all?essenza del cacasotto. Almeno met? di voi ? ne sono sicuro – si attaccherebbe come un koala alla propria esistenza priva di ardori.

Ma comunque. Io mi sono fidato. Mi sono lasciato riempire di tutti i vostri incoraggiamenti come un tacchino al giorno del ringraziamento, me li sono fatti infilare anche su per il culo per essere proprio sicuro di esserne gonfio. Per giorni ho camminato con le gambe dritte e un po? aperte, che sembrava che ci avessi preso altro su per il?

?Ci sono treni che passano una volta sola: o sali o rimani gi?? mi avete detto in coro.

Io non volevo rimanere gi? come fanno i falliti ? perch? cos? mi avreste giudicato ? e allora ho fatto la valigia e sono andato a prendere quel treno, ma stava partendo; allora ho corso veloce, la valigia mi si infilava in mezzo alle gambe e sbatteva contro le ginocchia, le carrozze continuavano a sfilarmi di fianco, cos? ho provato a saltare per salire, sono inciampato, forse nei miei lacci? e ci sono finito sotto, a quel treno. Questo non me lo avevate detto, eh?

?Ci sono treni che passano una volta sola: o sali o rimani gi?. Oppure provi a salirci e lui ti schiaccia come un brufoletto pieno di pus, ti stacca la testa, crepi, ma non del tutto, perch? puoi ancora continuare a pensare, fottuto Cartesio e il suo Cogito ergo sum, pensare a quanto io sia stato sfortunato e voi poco riflessivi e, scusate se mi permetto, un po? stronzi? ecco, quello che direi se fosse per me.

Non mi preoccupo, per?, e non dovreste neanche voi: il rischio ? di tutti, e ognuno ha i suoi giudici alle spalle, un paio di mani grottesche a spingerlo verso un futuro sicuramente migliore.

Un consiglio, per?, lasciatevelo dare: la valigia fatela leggera e le scarpe? b?, controllate di averle allacciate bene. Non si sa mai.

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