Il tempo giusto

C?era un tempo giusto per passeggiare.

Era quello in cui stavamo insieme, nelle sere di settembre che lavavano via di dosso la noia dei primi giorni in ufficio dopo l?estate. Era il tempo giusto perch? quando eravamo in due le distanze si dimezzavano, come se la citt? avesse deciso di farsi piccola piccola per farci arrivare prima a destinazione. Scoprivamo le strade e ci abbandonavamo allo stupore davanti a quei dettagli che non avevamo mai notato prima.

C?era un tempo giusto per il blu.

Era quello delle medie, quando ho deciso che nella vita avrei voluto scrivere e Blu era la prima traccia con cui la nuova insegnante di italiano aveva deciso di sfidarci. Era, soprattutto, quello dei tuoi occhi buoni, che mi rendevano la vita facile quando volevo farti un complimento. Che occhi che hai, ti dicevo, non somigliano n? al mare n? al cielo, e tu mi rispondevi con uno dei tuoi larghi sorrisi rimanendo in silenzio.

E s?, c?era anche un tempo giusto per rimanere in silenzio.

Era quando mi raccontavi delle tue storie passate e io registravo il tuo dolore come un elettrocardiogramma, ma non sapevo offrirti soluzioni che non fossero la mia mano stretta dentro la tua.

Mi dicevi che a Roma c?era un tempo giusto per ogni cosa: per mettere l?uovo nella carbonara e macinare il pepe in modo che fosse sempre fresco, per ammirare il Colosseo senza il fastidio dei turisti, per passeggiare lungo i ponti, quando non c?era nessuno per strada e potevi sentire il respiro della citt? mescolarsi al tuo.

C?era un tempo giusto per conoscersi e che abbiamo perso, tanti anni fa.

Era quello del bar ad angolo in centro a Milano, in cui tu bevevi velocemente il tuo caff? e io da lontano ti scrutavo. Quello in cui tu ti avvicinavi per chiedermi se potevi prendere il giornale e io come un ebete ti rispondevo che s?, potevi prenderlo. Quello in cui chiusura era solo uno stupido termine da decifrare con l?aiuto del vocabolario e non il tuo atteggiamento nei confronti del mondo.

C?era un tempo giusto per amare e un tempo giusto per guarire, questo mi hai detto quando ci siamo detti ciao per l?ultima volta.

Quello che avrei voluto farti capire ? che nel tuo caso erano avvinghiati l?un l?altro e che l?unico modo per districare quel nodo era lasciarlo fluire. Abbandonarti a quella forza gravitazionale che aveva spinto le tue labbra morbide contro le mie, e le tue mani sensibili ad esplorare la mia pelle nuda.

E poi c?era un tempo giusto per stringersi e tenersi vicini, nonostante tutto.

Ma lo abbiamo sbagliato.

 

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