La propria direzione

Fiocco di neve non ha mai avuto cos? tanta paura in vita sua. Le campane hanno gi? suonato undici volte e lui sa – perch? tutta la vita ? stato preparato a questo – che manca un solo rintocco a Natale. Si aggrappa forte forte alla schiena di Nuvola e guarda in gi?, verso la Terra. Anche se ? quello che tutti si aspettano da lui, non ha alcuna intenzione di buttarsi. Fiocco di neve inizia a tremare ed ogni spasmo del suo piccolo corpicino lo fa indietreggiare un po?, fino a che non si ritrova chiuso nelle braccia rassicuranti della Mamma.

– Cosa c??, piccolino? – chiede lei dolcemente.

– Ho tanta paura, Mamma –

La Mamma sorride e stringe a s? il suo piccolo Fiocco, attenta a non rovinare i suoi bei cristalli proprio adesso che tutta la Terra potr? vederli.

– Devi essere coraggioso, piccolino. Di cosa hai paura? –

Fiocco di neve si guarda intorno, imbarazzato per l?esitazione che lo ha spinto cos? lontano dai suoi fratelli: sono tutti schierati sulla schiena di Nuvola, impazienti di sentire la campana suonare per l?ultima volta.

– Non voglio lasciare Nuvola. ? casa nostra – risponde lui trattenendo le lacrime. Prova una malinconia cos? invadente che teme il suo peso possa bucare Nuvola e farlo cadere gi? prima del tempo.

– Hai ragione, Nuvola ? stata una buona casa per noi – dice la Mamma alzando gli occhi in alto con un sorriso agrodolce, chiedendo silenziosamente a Nuvola di intervenire.

– S?, ? proprio cos?. Vi ho tenuto al sicuro dai fulmini e dai venti troppo insistenti. Siete stati gli abitanti della mia soffice pancia – risponde Nuvola.

Fiocco di neve sente come un tenue calore dove poco prima c?era tristezza, perch? Nuvola ? la sua seconda mamma. Ma poi si sente ancora pi? perduto.

– E chi ci protegger? da oggi in poi? – domanda.

La Mamma prende fiato per rispondere, ma Nuvola la anticipa.

– Anche tu mi hai protetto sai, piccolino? –

– Io? – ripete lui incredulo.

– Se non ci foste stati tu e la tua Mamma nella mia pancia, cos? come i tuoi fratelli, non avrei mai potuto resistere al soffiare del vento. Ho avuto bisogno del vostro peso per trovare il mio equilibrio, la mia direzione. Mi sarei trovata molto lontana da qui, altrimenti, in un cielo a me sconosciuto – spiega Nuvola, abbassando una delle sue morbide braccia sulla testolina di Fiocco di neve per fargli una carezza.

– Quindi anche tu avrai un po? paura se noi ce ne andremo? – chiede lui.

– Un po? s?, avr? paura, ma ? cos? che deve andare. C?? un momento in cui tutti smettiamo di essere protetti e iniziamo ad avere cura degli altri. –

Anche la Mamma d? una carezza a Fiocco di neve, ma lui ? distratto, guarda con invidia tutti gli abitanti di Nuvola e pensa che nessuno abbia un destino spaventoso come il suo.

– Ma Mamma, perch? siamo destinati a cadere? Cadere vuol dire fallire, morire? vero? Vento, invece, pu? danzare in qualsiasi direzione, cos? come gli uccellini che ogni tanto vengono a farci visita. Perch? noi non possiamo scegliere? -?

Fiocco di neve smette di tremare, l?ombra di quella consapevolezza lo immobilizza.

– Questo ? un modo di vederla, piccolino, ma non ? detto che cadere sia una cosa cos? brutta. ? semplicemente andare dall?alto verso il basso: ? la nostra direzione, ecco perch? dobbiamo seguirla. Ognuno ha la sua direzione nel mondo. –

– E la direzione di Nuvola, Mamma, qual ?? –

– La sua direzione ? immobile, ma anche un vortice che soffia dentro la sua pancia. Ci contiene e ci fa muovere al suo interno, ma rimane ancorata al suo angolo di cielo. –

Fiocco di neve ascolta in silenzio e non dice pi? niente. Aspetta che quelle parole attecchiscano, come forse far? lui sulla Terra di l? a poco.?

– Mamma – dice dopo un po? Fiocco di neve.

– S?, piccolino? –

– Ho capito che devo accettare di cadere, che ? la mia direzione, ma? morir?? –

Nuvola si chiude un po? su se stessa, per tenere tutti i suoi abitanti vicini, in una stretta sicura. Sa che a questa domanda pu? rispondere solo la Mamma, non lei.

– Avrai una vita bellissima, piccolino. Scivolerai gi? dalla schiena di Nuvola e ti lascerai guidare da un gentile vento natalizio. Ci saranno tante di quelle luci che non puoi neanche immaginare, e pi? scenderai, pi? sentirai suoni nuovi e distinti, insieme a un piacevole tepore. Ti appoggerai su un tetto, sul palmo aperto di una mano, su un terreno asciutto. Avrai cura di proteggere la magia della notte di Natale. E poi, solamente dopo che i raggi tiepidi di tanti soli ti avranno accarezzato il viso, inizierai lentamente a scioglierti e a diventare acqua. Non morirai, piccolino, diventerai altro. La tua direzione cambier?, diventer? dal basso verso l?alto e dovrai imparare di nuovo, trovare il modo per tornare da Nuvola che ti avr? aspettato per tutto il tempo –

– Davvero Nuvola mi avrai aspettato? – domanda Fiocco di neve impaziente.

– Certo che ti avr? aspettato – lo rassicura Nuvola dolcemente.

Fiocco di neve ha altre paure, ma sente che il tempo delle domande ? finito. Sa che, una volta che sar? caduto, sar? difficile ritrovare la sua Mamma, che Nuvola non avr? pi? alcun peso a tenerla ferma nel suo angolo di cielo se tutti loro se ne andranno, e sa anche che lui potrebbe poggiarsi sul tubo di scarico di una vecchia auto o sull?escremento non raccolto di un animale. Ma ? la sua direzione, e serve una buona dose di sfrontatezza per percorrerla.

Tenendosi vicino al braccio della Mamma, torna ad affacciarsi verso la Terra. ? bellissima e silenziosa: ? come la pancia di Nuvola quando tutti dormono. ? in attesa. Ci? che pi? lo rende felice ? che dovr? avere cura di tutta quella bellezza, anche se solo per una notte.

Cos? quando la campana suona il dodicesimo rintocco, Fiocco di neve si fa coraggio e con grazia scivola gi? dalla schiena di Nuvola. Inaspettatamente si ritrova a ridere perch? in vita sua non ha mai fatto nulla di pi? divertente.

Per tutto il tempo della caduta guarda in basso verso la sua nuova casa: anche se sono ancora lontanissimi puntini neri, si sforza di immaginare gli occhi pieni di meraviglia di chi lo sta aspettando sulla Terra.

I suoi fratelli volteggiano disordinati intorno a lui: ? sicuro che molti abbiano gi? capito quale sar? la loro direzione, perch? si lanciano gi? veloci come proiettili, sicuri e fieri. Lui invece scende adagio, rallentato dalle sue silenziose esitazioni.

Poi avverte un piccolo strappo nella pancia e capisce che la Mamma si sta lentamente allontanando da lui, rubata da un vento che ? diverso dal suo. Chiss? dove finir?, che ne sar? di lei. Istintivamente allunga il braccio per tentare di afferrarla, ma seppur vicina, lei ? gi? altrove, irraggiungibile.

– Buon Natale, piccolino – dice.

L?istinto lo supplica di cercare liane di aria nella corrente per dondolarsi fino a lei, ma in fondo sente che non ? la cosa giusta da fare, che qualcosa sta cambiando dentro di lui. Ma cosa? Questo vorrebbe chiedere alla Mamma mentre fanno acrobazie nell?aria che piano a piano li dividono. Eppure decide di trasformare il piccolo tempo di quel dubbio in un sorriso per lei, un ultimo commosso saluto.

Fiocco di neve ? immerso in un silenzio assordante: non c?? pi? nessuno intorno a lui. Nessuno dei suoi fratelli, non la sua Mamma, solamente il sottile filo di aria che gli fa da cuscino. ? rimasto completamente da solo, terrorizzato pi? di quanto non fosse sulla schiena di Nuvola. Anche la Terra si sta lentamente spopolando, adesso che la neve ? ormai caduta. Fiocco di neve la guarda: una carezza bianca che ingentilisce il mondo. Com?? incantevole. Avrebbe potuto posarsi l? sopra come tutti gli altri gi? da un po?, ma in fondo non se ne dispiace, perch? le domande e il timore hanno sempre fatto parte di lui: sono ci? che lo rendono Fiocco di Neve

– Vento? –

– S?, piccolino? –

– Grazie per la pazienza e per avermi aspettato. Adesso sono pronto. –

Fiocco di neve improvvisamente non ha pi? alcuna paura di cadere e assecondare la sua direzione nel mondo. Sar? l?ultimo ad arrivare, ma che importa? La notte di Natale non ? ancora finita.

Nel silenzio distingue il sommesso lamento di un singhiozzo. Fiocco di neve si ritrova immobile, seduto sul ramo malato di un vecchio Albero che sta soffrendo. ? lontano dai suoi fratelli, ? lontano anche dalla sua Mamma; solo lui ? arrivato su quel povero ramo.

– Pensavo che non sarebbe arrivato pi? nessuno – dice Albero.

La sua voce ? piena di grumi, disabituata a parlare, stanca. Le sue parole sembrano un rimprovero per averci messo tanto ad arrivare e Fiocco di neve quasi si sente in colpa per quell?attesa prolungata… ma poi Albero, distratto, si lascia sfuggire un sospiro di sollievo: le piccole manine fredde di Fiocco di neve stanno alleviando il dolore della sua ferita.

– Buon Natale, Albero. -?

– Grazie, piccolino. -?

Fiocco di neve si accoccola su Albero, felice di aver imparato qualcosa sulla direzione che neanche Nuvola o Mamma gli avevano insegnato: che i ritardi e i dubbi, cos? come le paure e lo smarrimento, sono parti fondamentali della sua complessa traiettoria. Perch? non c?? mai stato altro centimetro di mondo a cui Fiocco di neve fosse destinato, se non quello in cui adesso finalmente riposa.

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