Lasciarsi andare

Tu eri nel buio e sei andato a cercarlo.
Nel frastuono attraversasti la festa, gli andirivieni delle ragazze dal bagno, i tavoli apparecchiati nel giardino: sopra le bottiglie, i bicchieri con i drink.
Lui parlava con due amici sotto il porticato della casa, la tua sagoma apparve all?improvviso accanto a lui e solo sentendosi stringere la mano, si accorse di te. Sapeva che eri l? da qualche parte, ti aveva cercato con lo sguardo tra gli invitati, probabilmente ti aveva addirittura riconosciuto.
?Adesso vieni con me??.
I tuoi occhi gli sorrisero maliziosamente. Lo portasti in una zona poco illuminata del giardino dove la musica si sentiva bene comunque, anche se la festa sembrava diventare uno sfondo. Vi sedeste sul prato vicino ad alcuni tuoi amici silenziosi, tra i quali uno era disteso sull’erba, immobile; muto.
?? un po? gi?? gli dicesti. ?Non se la passa molto bene ultimamente. Ha gi? provato varie volte a farla finita??.
Lui rest? in silenzio per qualche secondo, poi iniziasti a raccontare. Vi metteste a parlare di quanto potesse essere difficile affrontare un periodo come quello: col depresso l?, pi? o meno cosciente, ma comunque in ascolto.
Gli dicesti di quanto fosse importante che quel tuo amico stesse sempre con qualcuno, che venisse con te e gli altri alle feste, che si sforzasse di tenersi occupato, di parlare. Non sembravi aver bevuto cos? tanto, le tue frasi erano articolate con fluidit? e chiarezza.
Lui ti ascoltava attento osservando i gesti delle tue mani, il volto mentre parlavi, e percepiva che la tua voglia di stare con gli altri era davvero voglia e ti faceva sentire bene; riuscivi a trasmetterla anche a lui.
Mentre i tuoi amici fumavano, tu e lui continuaste a parlare e a bere per ore.
L?erba era asciutta e scura, come tutte le cose intorno: nera nella notte estiva la recinzione a una manciata di metri, a separare netta il giardino dai campi; gli alberi e i volti poco illuminati dalla luna, gi? pi? distinguibili e vicini come le vostre mani.
Era un buio che accecava eppure riuscivate a vedervi ? a guardarvi ?, ma non eravate visti: la festa continuava altrove, nella luce poco pi? in l?.
Le sue mani divennero occhi e vollero passare tra i tuoi capelli. Dalla testa scesero compiendo una morfologia del tuo volto, seguendo le coordinate in cerca delle tue labbra. Dove la vista non poteva che comprendere i lineamenti, osservare i rilievi, il tatto ne esplorava la consistenza: il tuo viso era per lui come una terra nel buio.
Entrambi vi convinceste che quello che sarebbe accaduto poi non sarebbe stata una scelta, ma un lasciarsi andare. N? tu n? lui esercitavate un controllo autonomo sulle vostre azioni: fu come se lui stesse per compiere i tuoi gesti e tu i suoi. Vi confondeste l?uno con le mani dell?altro, l’uno nelle mani dell’altro. Lui divenne la tua bocca, tu le sue labbra.
La musica sfum? nel corso della notte e l’alba vi sorprese vicini. Una sua amica lo chiam? miagolando per tornare a casa. Tu allora lo seguisti.

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