Molto di pi?

Era un pacchetto regalo diverso dagli altri, bastava guardarli tutti e tre insieme per rendersene conto. Per Anna era di una bellissima carta rosa scintillante, ben protetta da un trionfante fiocco ricoperto di brillantini; Per Marco era enorme, almeno quanto una televisione, con la carta piegata alla perfezione, quasi fossero state usate squadre e righelli. Quanto a lui? era di dimensioni modeste, di una carta leggermente sciupata a guardar bene, tenuta insieme da sbilenchi pezzi di scotch. Ci? che pi? di tutto lo rendeva triste era che dopo il ?Per? nessuno si era preso la briga di scrivere alcun nome, come invece era successo nel caso dei suoi due compagni. Nessun destinatario. Dopo il Per, solo un triste punto interrogativo.

Per Anna e Per Marco si prendevano gioco di lui. Erano tutti ben posizionati sotto l?albero di Natale, accarezzati dalle luci arcobaleno e dalle ombre degli addobbi. Quando la mattina si svegliava, a volte Per? si ritrovava a terra, ben lontano dai suoi due amici che lo avevano calciato via durante la notte. Lui ne soffriva e aspettava che qualcuno si accorgesse di lui e lo rimettesse al suo posto, vicino agli altri regali. Sapeva che lui non avrebbe mai potuto fare nulla di simile, neanche se avesse voluto vendicarsi, perch? non ne aveva le forze. Era leggerissimo. Prima di addormentarsi chiudeva gli occhi ed esprimeva il suo pi? grande desiderio fino a quando non ne era esausto.

Spero di non essere vuoto. Spero di essere il regalo pi? bello di tutti.

Dentro ai suoi muri di cartone, Per? riusciva a percepire solamente un?eco, come se l? dentro fosse stata incartata al massimo una parola e niente di pi?. Sperava di sbagliarsi.

Finalmente il gran giorno arriv?. La famiglia di Anna e Marco non era poi cos? numerosa: una mamma, un pap?, una zia materna e una nonna. Si erano messi a tavola di buon?ora per godersi i piatti cucinati con amore, per ondeggiare sulle note delle pi? belle canzoni natalizie, e infine per giocare a carte e ingannare l?attesa del Natale.

Per Anna e Per Marco avevano gonfiato i loro petti tutta la sera, pregustando il momento in cui i bambini li avrebbero presi in mano con un desiderio prorompente e poi li avrebbero scartati. Per?, invece, aveva osservato la famiglia tutto il tempo, ridendo e cantando insieme a loro. Si era accorto che ogni tanto nonna Michela gli lanciava un?occhiata veloce, attenta a non essere scoperta dalle altre persone al tavolo. Allora anche lui aveva gonfiato un po? il petto, cercando di rimediare alle mani inesperte che lo avevano messo al mondo cos? imperfetto.

Arrivata la mezzanotte, tutti i pacchetti regalo erano finiti sul tavolo. Per Anna e Per Marco, ovviamente, furono i primi a essere scartati. Gli sembrava che entrambi gli avessero fatto una linguaccia dispettosa prima di essere dilaniati dalle mani dei bambini. Per Anna si era rivelata una bellissima bambola vestita da astronauta, Per Marco un incredibile pista per le macchinine. La carta rosa, il fiocco ricoperto di brillantini e i nastri blu finirono appallottolati sul pavimento, vicino a un angolo non ben spolverato. Per? si era lasciato contagiare dalla felicit? dei bambini, ma in cuor suo sapeva che presto avrebbe fatto la stessa fine, dimenticato in un angolo. Era gi? abituato.

Si sent? improvvisamente osservato, cos? alz? lo sguardo: lo stavano fissando tutti, tranne i bambini che erano corsi in camera a giocare. Era l?ultimo pacchetto rimasto sul tavolo. Mamma e pap? lo guardavano sorridendo e di tanto in tanto adocchiavano nonna Michela, invitandola a prenderlo in mano. Lei si indic?, cercando una conferma che fosse suo. Era proprio cos?. Quando lo prese in mano, lui cap? cosa voleva dire essere toccato in modo gentile, e quasi gli venne da piangere. Nonna Michela se lo rigir? tra le mani, cercando di indovinarne il peso e la forma. Poi lo appoggi? sul tavolo e con grazia cerc? di sollevare lo scotch senza strappare ulteriormente la carta che lo aveva tenuto al caldo durante quel lungo mese. Quando ebbe finito di scoprire un lato, sfil? la scatola dalla carta senza appallottolarla o cacciarla via come era successo a Per Anna e Per Marco. Quando la apr?, nonna Michela si accorse con sorpresa che era vuota.

Lui lo aveva sempre saputo: non c?era mai stato niente. Aveva sperato di avere qualcosa di speciale dentro di lui per poter giustificare il suo aspetto trasandato, e invece non era mai stato niente di pi? che un po? di vuoto impacchettato alla bell?e meglio.

Un flash gli fece improvvisamente chiudere e strabuzzare gli occhi. Quando guard? in direzione della luce, vide che la zia teneva in mano una vecchia macchina fotografica. Nonna Michela si guard? alle spalle e not? con stupore che i suoi piccoli nipotini si erano materializzati l?, cos? come mamma e pap?, tutti con un cappello rosso in testa e lunghe barbe bianche. Qualche secondo dopo la macchina sput? fuori una fotografia, che la zia allung? a nonna Michela sul tavolo. Era un fermo immagine di quello che era appena successo: c?erano lei e la sua piccola famiglia alle sue spalle. I bambini le porsero una piccola cornice in cui avrebbe potuto custodire quel bel ricordo. Quando le dissero Buon Natale, si emozion? a tal punto da non riuscire a rispondere niente. La mamma afferr? la carta e la scatola vuota, pronta a buttarli via, ma Nonna Michela la ferm?.

?Perch??? domand? allora la mamma.

?Vorrei tenerlo?.

?Ma volevamo farti solo uno scherzo. ? vuoto!? cerc? di farla ragionare la mamma, mostrandole il pacchetto.

?S?, ? vero? ma l?ho guardato per tutto il tempo sperando che fosse mio, che vi foste ricordati di me. Per me ? molto di pi?? disse, allungando le mani in direzione di quella carta e di quella scatola vuota a cui ormai si era affezionata.

Quando Per? torn? a essere stretto da quelle mani anziani e gentili, cap? che era sempre stato molto di pi?, e prendendo esempio dagli occhi buoni e troppo sinceri di nonna Michela, cominci? a piangere anche lui.

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