Nuvole cadenti

Quando siamo usciti, tutto sembrava esattamente come sempre, non fosse stato per quella nuvola che tagliava il cielo in verticale, come un treno deragliato o un binario finito l? per caso.

Tu avresti tirato dritto, non fosse stato per il mio occhio curioso che ha percorso quella pennellata bianca diverse volte, su e gi?.

??Ti ricordi quella voglia di tornare bambini?? chiedo, per farti fermare e continuare a nutrirmi di quella stranezza.
?Ne parlavamo l’altro giorno? mi dici con la sigaretta tra le mani.
?Che cos’?, secondo te?? ti sfido indicando il cielo e facendoti cenno di venirmi vicino. Butti la sigaretta per terra e la pesti, destra e sinistra, una cosa che odio, e poi arrivi. Ti prendi un po’ di tempo per studiare quel fenomeno insolito.
?Credo fosse una nuvola normale, prima. ? che in cielo le stagioni sono diverse, e anche se qui ancora tremiamo per il freddo, l? ? gi? estate. Un caldo boia, secondo me, forse colpa dell’effetto serra, e la nuvola si ? piano piano sciolta. Sta colando verso terra? mi dici.
?Siamo migliorati con l’immaginazione? ti prendo in giro.
Torni ad aprire il pacchetto di sigarette e ne prendi una: forse vuoi fumarla per compiacerti di quello che hai appena detto, o forse per concentrarti ancora di pi?. Poggio la mia mano sulla tua e te la spingo delicatamente verso il basso, invitandoti a non accenderla. Alzi gli occhi, ma poi la metti via, e a sorpresa continui a parlare.
?O magari ? Dio che ci ha buttato una scala. Ha visto lo schifo che c’? nel mondo e ha deciso di ritentare con l’Arca di No?, versione aggiornata: ha piazzato la scala l?, per quelli che hanno l’accortezza di notarla, come te. Solo le persone leggere possono salire, le altre non riuscirebbero nemmeno ad appoggiarci le mani.?
?Non sapevo fossi religioso? ti dico, emozionato per quello che i tuoi occhi sono stati in grado di vedere. Che non sei cos? burbero e pratico come ti piace sembrare.
?Non lo sono… era un esercizio di immaginazione, no? Riesci a trovare una fantasia pi? grande di Dio??
Nessuno dei due riesce a staccare gli occhi da quel taglio di cielo che guardiamo attraverso i rami spogli degli alberi.
?Questa volta mi hai superato, credo. Hai fatto un disegno pi? bello del mio?.
?Per te cos’??? mi domandi poi.
?Una nuvola cadente… o una nuvola cometa. Secondo me ? una stella che si ? stancata di aspettare… e di cadere. Non aveva voglia di aspettare che fosse notte e allora si ? messa sulle spalle una nuvola, come una coperta, e ha iniziato ad attraversare il cielo. Avvolta di quel candore che annullava il suo peso imponente, non era pi? obbligata a precipitare fino a terra, e ad un certo punto, stanca, si ? fermata. Senza pi? paura di sparire, adesso che era una nuvola, ? rimasta piantata l? a godersi tutto quell’azzurro intorno a lei. E ora ? felice, se ne sta l? come farei io su un materassino in mezzo al mare, e galleggia. Una nuvola cadente che galleggia, riesci a immaginarla??
?S?, ci riesco: sembri tu? mi dici, rispondendo a quella domanda che ho infilato a fine discorso quasi accidentalmente.
?Perch???
?Per quella storia dell’aspettare e del cadere. Non sei stanco anche tu??
?Cazzo, se sono stanco. ? che se mi fai domande del genere, quasi mi sembra di essere arrivato, finalmente, lo sai??
Mi allunghi la mano destra che, non fosse per quella nuvola, starebbe stringendo una sigaretta, e la infili nella mia. Ed ? il tuo modo di dire che s?, lo sai.

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