Partyre

La spinge contro il muro senza alcuna gentilezza o cura, con gli occhi gi? a fondo dentro la sua bocca. Quel corpo massiccio le si accascia addosso con una volgarit? e voglia che mi provocano un senso di nausea e rifiuto per quei due corpi estranei piombati senza preavviso nel mio ecosistema. Cerco di ignorarli, ma i loro movimenti sono onde che fanno chiaramente immaginare la loro eccitazione. Il mio corpo, invece, ? una spiaggia piatta, senza temperatura, su cui la spalla della ragazza lascia un?impronta quando accidentalmente mi urta. Non posso resistere un minuto di pi?.

Mi sposto di un passo a destra, sperando sia sufficiente ad allontanare quell?erotismo maleducato e, anche, il motivo per cui mi sono ritrovato appoggiato al muro senza alcuna compagnia. Non voglio pensarci. Mi concentro su altri movimenti, allora; quelli delle persone riversate nella sala e che a fatica distinguo nel fumo. Anche loro ondeggiano, ma in un modo completamente diverso, anestetizzato, disinteressato; come se far ciondolare le braccia e spostare impercettibilmente i piedi fosse un atto necessario alla vita quanto respirare, e non piuttosto un modo di divertirsi.

Per loro, lo vedo, la musica ? un luogo d?unione, un tappeto logoro su cui poter bere e fare conversazione, da calpestare senza particolare accortezza. Per me ? altro, qualcosa di opposto che ha a che fare con l?isolamento e l?attenzione totale. La lascio entrare e improvvisamente capisco che anche io voglio essere sbattuto contro il muro, dalle note; voglio essere schiacciato dal ritmo contro la parete fino a scomparire completamente dentro la carta da parati rossa. Non esserci pi?. Ridurmi a ghirigori eleganti e morbidi, senza pi? errori.

Un fascio di luce blu mi acceca, inizia poi a proiettare immagini sui muri e a setacciare la folla. Mi chiedo se sia alla ricerca di qualcosa, di qualcuno; se io sono alla ricerca di qualcosa, di qualcuno, o se sto solamente resistendo. Seguo la luce con lo sguardo per capire se c?? qualcosa che io riconosca, ma anche i visi delle persone a me familiari sembrano grotteschi, appesantiti da alcol e parole di circostanza. La cosa che pi? mi somiglia sono i bicchieri abbandonati sul tavolo, collosi e pieni di saliva, spostati da mani che non conoscono. Non credo sia un caso trovarli vicini a me, nell?angolo, abitanti della stessa piccola isola deserta.

Mi controllo la mano, il timbro c??. Potrei uscire in qualsiasi momento se solo volessi, eppure decido di rimanere. Voglio accumulare male fino a piangere, usare le lacrime come scivolo per far uscire tutto, tranne la musica? ma non ci riesco.

Mi faccio spazio tra i bicchieri vuoti e mi siedo tra loro. L?alcol sul tavolo ha formato una strana poltiglia che mi fissa il culo sul legno. Eccomi, ridotto a un corpo anestetizzato anche io, immobile. La luce blu riprende a vagare inquieta tra le persone, nel mio buio non riesce pi? a vedermi. Mi chiedo se sia alla ricerca di qualcosa, di qualcuno; magari proprio del mio corpo colloso e pieno di saliva, spostato da mani che non conosce.

?Allora stasera dormi da me??

Io la guardo e senza che lei possa capire, annuisco.

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