Penso a te

Penso a te, continuamente.

Proietto la tua immagine nelle mie stanze pi? grandi finch? non si fa notte e il sonno mi obbliga a dormire. La mia totale dedizione a quest’attivit? mi impone di anticipare la sveglia al mattino, e cos? il mio ritorno, per non lasciarti trascurato troppo a lungo.

Che poi ti prendo in mano anche quando, fuori casa, ho le dita impegnate in altro, e trovo un qualche modo di incastrarti tra le falangi o incollarti ai polpastrelli.

Se sommassi ogni minuto passato insieme, non basterebbero a coprire il pensiero di te di un singolo giorno, eppure da l? io trovo ispirazione e modo di dedicarti le pi? preziose e irripetibili ore del mio tempo. Quasi mai ricordando ci? che abbiamo detto o fatto, perch? desidero ardentemente lasciare sedimentare quei momenti nel passato, n? tanto meno immaginando quello che potremmo essere, poich? dovrei trasformarti in fantasia, mentre io ti preferisco reale.

Ecco, allora, che pi? che a pensarti, mi ritrovo a sentirti, tangibile, nel mio petto. Te ne stai avviluppato attorno a un muscolo che per natura esige di essere libero, ma si ritrova prigioniero di vene e arterie, come di te.

Mentre soffro di ci? che non siamo, io, giuro, non penso. Mi stringo forte il cuscino e, come una bilancia malconcia, cerco di soppesare la morbidezza delle sue piume e la durezza del groviglio che tu intrecci, senza mai riuscire a decidere cosa sia pi? concreto.

Subisco, ultimamente, il fascino della poesia che sottrae e riduce tutto all’essenziale. Cos?, per ingannare la mia incapacit? di comporre sonetti, mi ritrovo a sintetizzarti con una frase in prosa, che spezzo qua e l? nel vano tentativo di sedurti.

 

Io di te, anche,

amo il male

della tua assenza

che alla domanda

cosa fai, sempre,

fa rispondere

penso a te.

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