Per sfinimento

Stavo disperatamente cercando la bellezza in quella discoteca lurida, qualche ora prima, quando i miei occhi sono inciampati in una cascata di capelli biondi. Eccola la bellezza: quei fili d?oro. Non ci ? voluto molto ad avere il numero di telefono di quella ragazza e adesso ? sul mio letto, sotto di me, nuda. La bellezza adesso ? sotto il mio corpo, tra le mie gambe, e io ne sto facendo esattamente quello che voglio. ? mia. Le mie dita cercano disperatamente qualcosa a cui aggrapparsi mentre spingo: la mano destra si chiude sul lenzuolo, la sinistra affonda in un lembo di pelle nuda e morbida. Ogni colpo ? come un po? di rabbia che cerca di scappare da dentro di me per infettare nuova pelle, pelle non mia. E allora cerco di farlo con ancora pi? forza, sempre pi? veloce. Voglio che la rabbia sparisca, non la sopporto pi?. Le mie dita sono cos? serrate che quasi mi fanno male. I suoni che non riesce a trattenere e che scappano dalle sue labbra mi stanno chiedendo di continuare, e io continuo, ma le mie labbra al contrario rimangono mute. Perch? non sto provando niente che non sia frustrazione. Non so cosa voglia dire fare l?amore perch? non l?ho mai fatto in tutta la mia vita. So fare del fottutissimo sesso che durante la notte mi lascia puntualmente un paio di braccia avvinghiate a un cuscino, non a una persona. Del sesso che riesce ad anestetizzare per qualche ora l?animale inferocito che mi raschia dentro. Ecco come me la prendo la bellezza: la tengo stretta e mi ci infilo dentro fino a quando non l?ho sfinita. Mio padre mi ha insegnato che la bellezza ? una cosa dolce, che si corteggia con gentilezza, ma la vita mi ha insegnato un?altra cosa: a prendere per sfinimento, ad acchiappare le cose con decisione, che la gentilezza ? per i poeti e i sognatori, non per chi vuole farcela.

Mi fermo perch? finalmente sto provando qualcosa. Mi pulsano i muscoli, il piacere mi fa lentamente distendere le dita. Cerco di godermi questi istanti perch? si scioglieranno in fretta, gi? lo so. Per un attimo mi abbandono ed ? una sensazione piacevole: il mio peso non ? pi? mio, ma ? del corpo delicato su cui mi sono appoggiato. Riprendo il controllo: mi alzo e mi accendo una sigaretta. Non la degno nemmeno di uno sguardo. Per un minuto buono rimane ferma sul mio letto, in silenzio. Ho paura a guardarla perch? so che quello che vedrei non sarebbe pi? bellezza. Ma il suo contrario. Mi sento sporco. Con la coda dell?occhio la vedo cercare i suoi vestiti, le sue mani che tastano alla ricerca di stoffa a lei conosciuta. Potrei accenderle la luce almeno, renderle pi? facile questo momento imbarazzante. Ma non ci riesco, perch? quella persona in piedi davanti alla finestra e con la sigaretta tra le dita non sono io. Non posso muovermi. Non mi riconosco nelle cose che faccio. E se non sono io in quel corpo affacciato alla finestra? allora dove sono?

 

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