Perdersi

Perdersi.

Come smarrirsi, con la sensazione di aver girato su se stessi pi? e pi? e volte nonostante i piedi avidamente piantati al suolo, senza pi? riuscire a battezzare una direzione da seguire.

Come non avere pi? qualcuno.

Come annullarsi completamente in altra vita, fondersi con quei vortici che sgorgano indipendentemente da noi e abbandonarsi a quel fluire, diventarne la trama, per risalire fino alla sorgente e riprendere a scorrere.

L?ho capito dal primo momento in cui ti ho visto che eravamo due insiemi con un mare di punti di intersezione, dettagli che avrebbero permesso alle nostre energie di confluire l?una nell?altra con quella naturalezza che spesso ho invidiato ai protagonisti dei libri che leggevo sempre. La musica ci faceva parlare per ore e ore, oppure al contrario ci faceva rimanere in silenzio e cullava i nostri pensieri, dando loro una voce molto pi? limpida di quella che avrebbero potuto avere attraverso le nostre labbra. Labbra morbide, le mie, hai detto.

Ho deciso di portarti al lago, perch? entrambi abbiamo bisogno dell?acqua, di una distesa molto pi? grande di noi in cui perderci, di una distesa che per una volta non sia fatta di note, ma di gocce in cui gli occhi possono scavare e di cui la pelle si pu? bagnare.

Tutto ok?, mi chiedi, e io mi prendo un po? di tempo prima di risponderti.

Era una domanda semplice che mi facevi spesso e che puntualmente mi faceva sentire estraneo, uno strumento accordato male, come mi ero sempre sentito fino a quel momento nella mia vita. Pensavo che per un qualche assurdo motivo doveva esserci una sorta di disallineamento tra quello che il mio cuore percepiva e quello che la mia espressione comunicava. Ero sereno ed improvvisamente mi rendevi vulnerabile, proiettando sul mio muro l?ombra di un uccellino ferito. Mi facevi credere di avere cicatrici sulla pelle che non avresti mai smesso di guardare. Poi ho iniziato a fare attenzione ai tuoi occhi, mentre me lo chiedevi, ed erano occhi pieni e di quella pienezza iniziavo a sentire di far parte anche io, in un qualche modo. Non ero abituato ad essere guardato cos? e solo mentre i nostri corpi impazienti di raggiungere l?acqua si sfioravano, ho capito che quella domanda mi piaceva. Ha innescato un piccolo calore dentro al petto, e quindi sincero piego le labbra in un sorriso per risponderti: S?, tutto ok.

Mentre continuiamo a viaggiare ancora non possiamo saperlo, ma quando arriveremo, tu inizierai a perderti per la citt?, ed io mi terr? un passo indietro di proposito, per guardarti passeggiare lungo il marciapiede che si riflette nel lago. Ti guarder? cos? per poter ritagliare un ricordo solo mio, perch? quello che sentir?, mentre i tuoi occhi si perderanno dentro l?acqua, ? che ti starai gi? allontanando da me. Proprio quando ti girerai verso di me e con gli occhi intrisi d?acqua mi dirai Grazie, io capir? di averti gi? perso e ti guarder? con una nostalgia che tu non potrai comprendere.

Perch? mi sembra di aver capito, e Dio ti prego aiutami a dimostrare che non ? realmente cos?, che la felicit? si compie solo per potersi defilare e donarsi a qualcun altro che ne ha forse pi? bisogno. Mi sentir? felice, e sapr? con certezza che ti sentirai cos? anche tu: ti scatter? tante di quelle foto con gli occhi che tu non vedrai mai e ti ripenser? con quella maglietta bianca, i pantaloni neri del lavoro e le scarpe questa volta del colore giusto. Ricorder? i palloncini rossi e le statue con i buchi al posto del cuore.

Ma adesso siamo qui e tu guardi fuori dal finestrino. Quella piccola fiamma che mi hai acceso dentro sta continuando a bruciare, proprio come il tramonto con l?orizzonte.

E allungare la mia mano sulla tua, cercarla sul tessuto dei tuoi pantaloni, sulle ossa delle tue gambe che ci hanno stretto di notte.

Poi trovarla, stringerla.

E perdersi.

Perdersi.

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