Punto.

L?ansia di lasciare le cose a met?.

I capitoli di un libro, quando ho gi? letto la prima pagina. E una pagina, quando ho gi? letto la prima riga. E una riga, quando ho gi? letto la prima parola.

I bicchieri pieni di Coca-Cola e ghiaccio, dopo cinque minuti che si ? al tavolo e gli altri hanno le labbra appena bagnate di birra.

I pacchetti di patatine aperti, anche se la porzione ? da due, tre, quattro persone.

Le conversazioni su Whatsapp, quelle sincere dopo le undici di sera che alla luce del sole si ignora d?aver fatto, che quando le palpebre si fanno pesanti a un certo punto io per forza devo scrivere: Buonanotte. E solo dopo mettere via il telefono.

 

L?ansia di non arrivare fino in fondo.

All?allenamento, di sera, che la sveglia ? stata alle sei e basta il riscaldamento per essere stremati, senza energie.

A un viaggio, quando la compagnia non ? giusta e si vorrebbe solamente prendere il volo per tornare, per tornare con quella giusta, di persona.

Al tubo di Ringo, che l?ultimo biscotto si nasconde sempre nel culo del cilindro.

A un orgasmo, quando si fa l?amore.

 

L?ansia di rimanere in superficie.

In una discussione, quella che chiede di battersi con argomenti e carisma per avere ragione.

In una conoscenza, quando ? appena iniziata, che gi? prude il petto e il prurito ? bisogno di sapere, di dedicarsi tempo, un po? tutti i giorni, di scoprirsi, avvicinarsi, aversi.

Nel letto, d?inverno, quando ? freddo, e il rifugio sono strati di coperte, tanti, caldi.

Nell?immagine che gli altri hanno di me, quindi mostrare tutto, sempre, le forze ma ancor di pi? le debolezze, le pi? antipatiche manie, e non essere plastica.

 

E allora spingere, spingere, spingere.

Finire, scavare, sprofondare.

Bere, bere, bere, tutto quello che c??.

Fino all?ultima goccia.

 

? che le labbra poi, a forza di mandar gi?, si stancano, ho imparato.

Lo stomaco si gonfia.

Ma la sete rimane, ? sale.

Asciuga, ma non le cosce di cellulite, piuttosto i gesti di moderatezza.

E non c?? burro cacao contro il terrore di fallire.

Non contro la paura di ritrovarsi inconcludenti, inconsistenti.

E neanche un buon digestivo, c??.

Essere allora incontrollati, mai in-controllo.

Lo so che fa paura.

 

Che ? meglio il guinzaglio, non approfondirsi, rivelarsi solo gli incastri perfetti del puzzle, galleggiare su un mare piatto e prendere il sole, piacersi abbronzati, sentirsi attratti, baciarsi con la lingua ma non la passione, entrarsi dentro, meccanico, pat pat pat pat pat, venire, annoiarsi, lasciarsi, ricominciare.

Mi chiedo se non sia meglio lasciarsi trasportare, pentirsi, tuffarsi, cercarsi, con il rischio di annoiarsi non per vuoto ma per straripanza e non fare l?amore, ma poi farlo pi? bello, farlo pi? forte, farlo due volte di seguito, non avere paura di stare nudi in silenzio perch? si ? gi? detto tanto e il silenzio parla quelle stesse parole, poi magari stufarsi, lasciarsi.

Ma anche: lasciarsi impronte.

 

Lo so che fa paura l?ansia di lasciare le cose a met?.

Ho imparato a farlo con i capitoli dei libri, adesso.

Con il segnalibro ben posizionato, s?intende.

 

Mai con le persone, a cui ancora scrivo,

sempre,

buonanotte.

 

Non con i racconti, per cui ancora scrivo,

sempre,

e ancora una volta,

 

Fine (punto).

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