Rewind

C?? Milano e ci siamo noi; c??, soprattutto, la tua vita che va avanti come un treno, ma non ti cambia, e la mia che invece rimane sempre immobile.

C?? anche un pub, una vecchia birreria con le luci soffuse, e due piccole panche, una di fronte all?altra, che dividono i nostri corpi cos? diversi: il tuo cos? proporzionato, muscoloso e pieno di lividi, il mio cos? imperfetto e insicuro.

C?? il silenzio tra di noi e un tavolo su cui entrambi posiamo le braccia. Se ne stanno l?, vicine, schivando i bicchieri pieni di birra e Coca Cola, e consapevoli di essere finite nella stessa orbita. Di viaggiare in direzioni opposte, destinate a collidere.

E poi ci sono io, che sono su quel tavolo, sullo spazio vuoto che ci galleggia in mezzo. Lo vorrei schiacciare con tutta la gentilezza che ho in corpo, semplicemente allungando la mia mano sulla tua, per assecondare quell?impulso che mi martella nel petto. Vorrei lentamente distendere le tue dita e poi frugare sul tuo palmo alla ricerca del tasto rewind, come se la tua mano fosse un vecchio registratore, per tornare a quel momento in cui le nostre vite si erano sincronizzate e avevano iniziato a camminarsi di fianco.

?Ti ho amato molto, sai?? mi hai detto di punto in bianco mentre eravamo distesi sul tuo letto, nudi, ma con tutti i vestiti addosso. Eravamo scoperti dentro, vulnerabili, buoni.

Io ti ho guardato senza sapere cosa dire, e poi ti sei corretto, come se avessi detto la cosa sbagliata, mentre invece era quella giusta. E ne hai detto una ancora pi? giusta.

?E ti amer? sempre. Perch? mi hai lasciato qualcosa che prima non avevo?.

Lo capisco adesso mentre ti guardo e rivedo in te la mia citt? preferita, inondata di sole.

Cosa abbia potuto lasciarti io proprio non so, ma so che invece tu mi hai regalato le tue gambe incrociate con noncuranza sul tavolo del pub quella sera di novembre, che ti hanno fatto litigare con le persone dietro di noi, ma a te non interessava, perch? sapevi di meritarti quella piccola trasgressione. Mi hai lasciato la solidit? delle tue spalle e la fermezza della tua voce; la testa alta e il rispetto per me stesso.

?Guarda bene: siamo a Torino e ce ne stiamo a maniche corte nella piazza pi? grande d?Europa, con i piedi in equilibrio sui ciottoli. Se alzi lo sguardo trovi la chiesa, in cima agli scalini, e poco prima un ponte su cui le auto scorrono piano, e poi il fiume che ? la mia cosa preferita. A giudicare dalla temperatura ? maggio e gli alberi hanno gi? messo su le foglie. Ecco, questa ? Torino, ce l?hai? Adesso ti devi concentrare e tornare a guardare verso il fiume, sul marciapiede che gli scorre di fianco. Eccolo, ? l? che cammina! S?, proprio lui: non so dirti quanti anni ha, ma so dirti che qui ci torna spesso, perch? in questi ciottoli, in questo ponte, in questo fiume, ci ha lasciato un pezzo di cuore. Non sale mai sulla Mole Antonelliana, n? visita il Museo Egizio: a lui basta starsene semplicemente l? e specchiarsi nel fiume. Quel viaggiatore ? il mio amore per te, capisci? E forse tu sei Torino. Non hanno bisogno di stare insieme, solo ogni tanto di guardarsi negli occhi, riconoscersi e ritrovarsi diversi, ma sempre sulla stessa orbita, come le nostre braccia adesso? ti direi.

Eppure rimango fermo e mi stringo le mani come se dovessi iniziare a pregare da un momento all?altro.

C?? Milano, c?? un pub, c?? il silenzio e un tavolo tra di noi, e anche tutte le tue nuove esperienze, i tuoi nuovi amori, le tue nuove responsabilit?, cose che credevo mi avrebbero fatto male.

Ma non cerco pi? il tasto rewind e ti lascio andare avanti, senza di me.

Che tanto mi avrai sempre nelle mie parole, ben ripiegate nel tuo cassetto.

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