Somigliarsi sembrava semplice

Somigliarsi sembra semplice.

Soprattutto se siamo soli, stanchi, stesi, sensibili, senza sveglie.

Quando, insomma, siamo solamente le sensazioni che ci scambiamo, scheletri vicini, e scappiamo come mongolfiere in cielo, isolati, senza connessioni alle nostre esistenze.

Ci lasciamo in uno spazio buio, dove i sensi si possono dire accesi solo se ci studiamo, sfioriamo, o assaporiamo.

Silenzio.

Qui somigliarsi sembra semplice, soprattutto se siamo solo noi: stessa posizione sul materasso, stessa sensibilit? per la musica, stessi sorrisi ai sorrisi dei bambini. Stessi sassi su cui attraversare il fiume, stessa energia che spingiamo nel mondo, come se non ci appartenesse, come se fosse un seme da far crescere.

 

Sarebbe cos? semplice somigliarsi, ma quasi sempre non siamo felici su percorsi senza salite.

C??, allora, l?essere diversi; spigoli sulle nostre superfici, per scontrarci, sentirci vivi, saperci distinti. Solo Dio sa perch?, quelle sottili dissonanze sono pi? significative del somigliarsi che lasciamo alle spalle.

Diversi e ci interessiamo e ci spariamo per questo.

Per il nostro passato senza sconti.

Per il nostro presente senza soste e che sembra spalmato su emisferi opposti e fusi orari distanti, su soli che fanno a staffetta per dare a te le albe e a me i tramonti.

Per il nostro futuro senza prospettive che sfiniamo a colpi di speranze.

In queste cose ci riconosciamo: nell?essere diversi, che prima di diversi, ci fa essere.

 

Somigliarsi sembrava semplice prima che essere diversi sembrasse necessario.

Sento un sussurro sottile, una spinta suggerirmi di scivolare verso di te. Non so cosa siamo, non so se sapremo abbracciarci adesso che non siamo nel buio, che siamo sommersi nei nostri disegni, che ci sfuggono i contorni, che siamo fogli strappati senza un reciproco senso. Non so se sapremo consolarci senza prima scontrarci, se sapremo accenderci senza scintille, senza provare a incastrarci.

Se siamo sedot?

 

Ssssh.

 

Solo stringiamoci stanotte.

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