Spazio

Ho bisogno di spazio, anche io.

Come la mia piccola valigia di montagna, colma di oggetti utili e ingombranti. Li guardo ammassati a terra, un po’ dentro e un po’ fuori, gettati per caso, rimbalzati tra stanze di hotel non sempre cos? accoglienti.

Disordinati.

Hanno perso, con il passare dei giorni e del tempo soffocati al buio, stretti dentro cerniere di ferro, qualsiasi elasticit? o propensione ad essere educatamente riposti. Se ne stanno l?, svogliati – sfrontati, a tratti – e incapaci. Chiedono solo una cosa: spazio.

E intanto zampillano ovunque, come acqua da una bottiglia piena di fori, perch? nessuno di loro pu? essere lasciato indietro, abbandonato, n? tantomeno?pu? sopportare di essere schiacciato una volta di pi?. Bramano volume da occupare.

 

E allora faccio cos? anche io.

Mi sdraio a letto e ti guardo sfinito, senza energia, stremato da questo continuo tentativo di ripiegarmi?su me stesso e poi rassettarmi stiracchiandomi di qua e di l?. Ti chiedo spazio per potermi finalmente allargare, apparecchiare tutta la mia presenza intorno a te, anzi meglio, sopra di te, per capire se sei in grado di reggerne?il peso. Non ho scarpe da trekking o felpe pesanti da rovesciarti?addosso, ma intenzioni tradite, progetti silenziati, premure intrappolate nelle dita e sfoghi annegati nella saliva. Li ho tenuti pressati in un agitare corrosivo, ma ora li sento scivolare fuori da ogni dove.

 

Mi riverso ovunque,

e forse mi perdo un po’,

o forse finalmente mi ritrovo.

 

– Se prima quegli oggetti stavano in valigia, ci staranno anche adesso, no? Serve solo un po’ di ordine – ? questo che pensi, lo so. Mi ritieni un incapace che non riesce a tirarsi fuori da se stesso e vedere le cose dall’alto, con logica.

Ma come posso spiegarti che anche solo provarci sarebbe una violenza inaudita, che significherebbe riporre ogni oggetto in uno spazio che ormai non ? pi? il suo?

Che le cose si rovinano quando vengono forzate, si imbruttiscono.

Che alcuni processi si innescano, ma non ci si pu? soffiare sopra per spegnerli: bisogna lasciarli divampare affinch? lentamente si consumino.

 

Che non posso cambiare.

Che non sono ordine.

 

Che ho bisogno di essere assecondato, a volte, e non ridimensionato. Per non sfaldarmi.Che non sono maneggevole, ma che poi esserlo non ? tutto nella vita. Serve capienza, anche. Ingombranza. Presenza.

– Dai, muoviti con quella valigia che dobbiamo andare – dici.

E dal modo in cui frettolosamente cerchi di arginarmi?ancora una volta, capisco che s?, hai ragione, dobbiamo andare.

In direzione opposte.

E mentre improvvisamente ti sgonfi di fronte ai miei occhi, e ti fai piccolo piccolo, ti vedo per ci? che realmente sei: spazio bucato che non mi pu? pi? contenere.

LEGGI ANCHE...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *