Tempo perso

C?? una cosa che non sopporto pi? di tutta questa situazione: il tempo perso.
Parlo del mio, ovviamente. Il tuo l?ho visto continuare a scorrere senza particolare intoppi, un tappeto ben lisciato sotto i tuoi piedi che un po? si allargano quando cammini, disegnando un angolo buffo che mi fa sempre sorridere. Si ? incastrato l?, il mio tempo, in quell?angolo: te lo sei rimbalzato tra un piede e l?altro come un pallone scucito, lanciandolo in mia direzione solo di tanto in tanto, senza che io potessi mai averne il reale controllo.
Ho sempre avuto un approccio nella vita: affrontare. ? quello che ho provato a fare anche questa volta: ho centellinato i miei passi nei corridoi per cercare di ritrovarmi accidentalmente di fronte a te, ho cercato di inquadrare i paesaggi con tutta la poesia che avevo in corpo, immaginandoti con la tua macchina fotografica al collo, e ti ho anche sputato addosso le mie voglie e i miei perch?. Ho sperato che questi gesti inesperti fossero per te come poliziotti con le mani alzate in mezzo ad un incrocio, che ti suggerissero di rallentare e fermarti, ma li hai scansati tutti riservandoci semplicemente uno sguardo dallo specchietto retrovisore, e hai tirato dritto. Il tuo tempo che scorre come un fiume in piena.
Ho studiato una nuova strategia, allora: evitare. Che, per me, era semplicemente un modo diverso di affrontare, di prendere a pugni i miei demoni e le mie fantasie. Ho iniziato a quel punto ad affrettare i miei passi, perch? mi portassero sempre pi? lontano dal raggio del tuo sguardo; mi sono riempito la testa di pensieri stupidi e banali tutte le notti, solo perch? il tuo non affiorasse nei miei sogni; mi sono obbligato a separarti da tutte le cose a cui ti avevo involontariamente associato.
Ma neanche questo ? servito.
Tutto tempo perso.
Tempo che ora immagino come una discarica, una montagna di rifiuti su un?isola deserta, cos? molli che non potrebbero neanche reggere il mio peso. Vedo tutti i miei pensieri inutili come spaghetti masticati, bucce e gambi di finocchio abbandonati a riva, maleodoranti: a forza di stagnare nel mio cervello sono andati in putrefazione. E poi vedo i miei passi, quelli lenti e quelli veloci, come carrozzerie accartocciate nel palmo di una mano troppo grande, una fisarmonica di ferro sgangherata; e le mie parole come carta sfilacciata e sfibrata su cui nessuno potrebbe mai pi? scrivere neanche una singola lettera.
Tutto questo mi fa orrore.
Ma neanche questo ? servito.
Perch? l?unico desiderio che ho ? che quella non sia una discarica, ma un luogo mistico con un inaspettato potere. Che tutto quel tempo non sia veramente perso per sempre, ma possa in un qualche modo tornare da me, che l?ho sprecato. Per far s? che finalmente i miei passi seguano il loro ritmo naturale, senza riconoscersi solo nel tuo, e che il mio respiro torni regolare, per farti sentire quanto ? pulito e abbondante di cose che potresti pescare a mani nude.
Perch? vorrei che, in un qualche modo, tutto questo tempo perso fosse riciclato, come si fa con la plastica.
E lo so, lo so che non si pu? recuperare tutto, ma io mi accontenterei. Mi basterebbe anche che tutte quelle ore di cui non ti sei mai accorto si riducessero a pochi miseri minuti.
Se solo finalmente potessi passarli con te.

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